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Un po' di storia
Ma l'olio assunse un ruolo fondamentale sulla tavola nell'epoca imperiale. Giulio Cesare aveva addirittura costretto le province vicine dell'impero a consegnare alla città molti litri di olio come tributo annuale. Il frutto dell'ulivo godeva poi di una tale considerazione che, in una civiltà basata su una rigida struttura militare e sul reclutamento obbligatorio, i cittadini che piantavano almeno uno iugero, circa 2.500 metri quadri di terra, di ulivi, venivano dispensati dalla leva. E come tutte le prelibatezze era già costoso: secondo Plinio, infatti, il cavolo non era un piatto economico perché doveva essere condito con olio. Virgilio, dal canto suo, suggerendo una ricetta di agliata, consigliava l'uso di tanto aglio, tanto aceto, ma solo "poche gocce di olio". Alla fine del 1400, l'olio era divenuto non solo un alimento fra i più ricercati, ma anche protetto tanto che i Medici, obbligavano i proprietari a cedere i loro terreni ai Comuni con affitti bassissimi, a meno che non piantassero viti e olivi. Firenze, all'epoca, contemplava addirittura una borsa dell'olio. Ma la diffusione su larga scala dell'olio viene fatta risalire al 1600, quando l'olivo, ormai presente negli angoli più remoti del Mediterraneo, cominciò ad essere coltivato intensivamente.
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